martedì 26 novembre 2013

Una Lettera per Te...

Mi perdonerete se stasera vi tedierò con una delle parentesi serie, introspettive e malinconiceh della Lunette... Questa sera un nuovo uomo, di cui vi parlerò in seguito e che pare le piaccia le ha scritto..."Scrivimi una lettera stanotte...se ti va..."
Ed eccoci. Da ora vi do la buonanotte.

Caro Giasone,
 mi trovo qui a scriverti una lettera e non so nemmeno io perché ..o forse lo so ma non te lo voglio dire… o forse più semplicemente non lo voglio far sapere a me stessa.
Mi hai chiesto di scriverti ciò che non voglio…
E solo ora che mi metto qui davanti al pc mi rendo conto che tante volte mi sono chiesta cos’è che vorrei, quali sono i miei sogni, ma effettivamente  non mi sono mai chiesta cos’è che non voglio.
Ci fermiamo sempre a pensare a cosa vorremmo, voglio questo, voglio quello… ed infatti non ti so rispondere! O forse si…
Non vorrei vedere più mia madre soffrire come l’ho vista soffrire quando sono stata male. Quello che ho passato nei mesi di maggio e giugno non voglio che accada più nella mia vita. Se ci ripenso non sto male tanto per me quanto per mia madre e per tutte le persone che mi vogliono bene e che hanno avuto la pazienza di aspettarmi. Perché mi hanno aspettata…nonostante il mio silenzio e la mia assenza.
Ma più di tutte mia madre, perché lei c’è stata fissa, vicina, giorno e notte, per due mesi quando è dovuta venire a Milano riprendermi, quando mi ha vista per 60 giorni svegliarmi sperando di riaddormentarmi il prima possibile, quando mi ha vista sul divano nella stanza degli ospiti, come la chiamo io, perché c’è il divano letto nel quale dormivo da piccola quando le mie amichette venivano a trovarmi e dormivamo insieme, seduta con la copertina a piangere senza riuscire ad alzarmi e quando quel cazzo di 2 giugno sono dovuta andare al matrimonio di mia cugina. Vorrei non aver vissuto quel giorno. Era così: pensavo di stare meglio andandoci ed invece, appena sveglia, sono andata a vedere il cellulare e lui non mi aveva risposto dalla sera prima e ho iniziato a sudare freddo, a non respirare, a tremare, a pensare che era con un’altra, a pensare che non ce la potevo fare ed ho chiamato ed era spento e poi ho richiamato ed era ancora spento, certo che era spento!! Cazzo hai chiamato 6 secondi fa! Ovvio che è ancora spento e poi richiamo e richiamo e richiamo ed è spento, spento, spento.  Sono con la vestaglia…non ce la faccio, non ce la faccio a vestirmi, io voglio solo tornare a letto a dormire, non voglio venire, non ce la faccio…non ce la faccio non ci voglio venire e allora arriva mio padre, lo sento da in fondo il corridoio, sento il rumore delle suole sul parquet lui è già pronto, perchè sempre già pronto è sempre in anticipo (come quando da piccoli che si facevamo ancora le uscite ed i pranzi a cui si andava tuti insieme, tutta la sacra famiglia e lui scendeva giù in garage  a prendere la macchina e ci aspettava tutti lì perché gli dava fastidio stare su vestito con il suo abito blu ed una delle cravatte che io e mamma comperavamo per ogni occasione (praticamente un armadio dedicato solo alle cravatte che io e mamma comperavamo) ad aspettarci: “Lunette (lui mi ha sempre chiamata così, ma abbreviato), preparati!  Perché ora mi salta la pazienza, perchè adesso basta, perché sono giorni che sopportiamo ed hai 32 anni…smettila di fare i capricci!” I capricci?? I capricci?!!?? Cazzo ed è pure medico, lo sapeva benissimo che non erano capricci! Avrei ringraziato Dio se fossero stati capricci. In un attimo sono tornata a 4 anni, sbattuta sulla sedia piccola in cucina nella casa vecchia, la sediolina sulla quale  mi siedevo per disegnare vicino alla finestra con il mio tavolino e sbattuta lì perché non so cosa non volevo fare mentre la mia tata mi guardava…la mia tata, una delle persone che più amo… in un attimo uguale lo rivivo, è uguale…. allora arriva mia mamma….mi deve mettere il vestito.
E’ un vestito bellissimo mi sembra il vestito di Alice nel Paese delle Meraviglie ed io non ce la faccio a togliermi la vestaglia e allora me la toglie lei ed in quel momento mi rendo conto che non posso, che se me la toglie vedo i lividi sulla gamba sinistra.. ma ormai è troppo tardi..ed ora cosa le dico?! E’ stato quel pezzo di merda de mio Amore due notti fa ? La notte prima che tu mi venissi a prendere a Milano? Ma ormai è tardi… sono solo con lo slip…ciò che non voglio è rivedere la sua espressione… “Me lo sono fatta a teatro, sono caduta male” e lei ha annuito…ma lo sapevamo entrambe. Mi vesto e vado al matrimonio. Ciò che non voglio è riprovare quello che il dolore interno ed esterno quel giorno durante il pranzo.. tutti a tavola, a chiacchierae, a bridare,  a divertirsi ed io nel giardino in mezzo alle rose ..d ’altronde ero Alice, no?! Ma io aspettavo che la Regina arrivasse davvero a tagliarmi la gola. Ed invece non arrivava ed io ero lì nel prato con i tacchi delle mie scarpine da tango che affondavamo e non riuscivo a stare dritta. Avevo lasciato il cellulare a casa sperando di non pensarci ed invece ero ossessionata e non pensavo ad altro e non ce la facevo…mi sentivo morire fino a che hanno capito che non potevo stare lì e mamma mi ha portata a casa. E papi e Giacomo e nonno Giacomo sono dovuti rimanere lì ed io non voglio rivedere i loro occhi come li ho visti…come quelli di mio nonno di 94 anni che ha chiesto cosa avevo e gli hanno detto che avevo mal di pancia e nausea.
Eppure io quella sofferenza me l’ero meritata o pensavo di meritarmela…sembra che se una bambina da piccola sopporti certe cose, da adulta le troverà normali… sia chiaro che io so che mio padre mi ama alla follia…che per me si farebbe ammazzare, semplicemente non me l’ha saputo e non me lo sa dimostrare.
Nonostante la pazienza di accompagnarmi in giro per l’Europa a vedere tuti i balletti possibili e poi ad andare dietro le quinte, farsi autografare le punte dalla prima ballerina e parlare con il coreografo…sempre.
Ciò che non voglio è che mia figlia, se mai ne avrò una, avrà un rapporto come il mio con suo padre… Proprio qualche giorno fa ho visto in tv in un film padre e figlia (il padre abbastanza figo e giovane, un po’ come era mio padre) abbracciati  e mezzi sbracati su un divano e, per la prima volta, ho ammesso a me stessa che forse è solo questo quello che vorrei, che se fossi riuscita ad avere un padre con cui poter stare così sarebbe stato diverso e probabilmente è questa la cosa che mi manca più di tutte e per cui sto sempre con uomini così più grandi di me…
Ciò che non voglio è morire prima di mia madre, so che non lo dovrei dire e che lei s’incazza a morte quando glielo faccio presente, ma è così.  Io non voglio starci senza di lei.
Ciò che non voglio è che il cucciolo della mia amica Emma non ce la faccia.
Ciò che non voglio è che io debba mai smettere di recitare: non cambierei nulla con quello che provo quando dicono: “5 minuti!” e tu sei lì dietro con il cuore in gola…questa è l’unica ansia che voglio! Quella prima della prima!
E poi delle luci sparate negli occhi, il buio dietro ed il rumore delle travi di legno sotto i piedi…ed il vuoto ancora sotto.
Ciò che non voglio è smettere di danzare.
Ciò che non voglio è smettere di far ridere.
Ciò che non voglio è riaprire la porta dopo quella mattina in cui non ho aperto ed ho detto solo: “Vattene!”
Ciò che non voglio è dover rileggere questa lettera perché sarà piena di errori. Vorrei tanto poter scrivere ancora le lettere come quando facevo da piccola che avevo tutte le mie amiche di penna e scrivevo le lettere a mano e le spedivo e poi controllavo sempre la cassetta della posta sperando che ogni giorno arrivasse una risposta, quanto mi piaceva…in attesa… sempre in attesa…l’attesa allungherà pure in piacere… ma io sono condannata a stare una vita in attesa. In attesa di qualcosa e ancora più spesso di qualcuno.
Qualcuno che doveva tornare  o arrivare sempre… ed io Penelope…ma poi un giorno Penelope si sveglia e va alla guerra….
Ciò che non voglio è perdere la capacità di fare tante cose insieme.
Ciò che non voglio è perdere la mia passione in tutte le cose, ed anche l’amore, quello tragico e struggente…perché io lo voglio così… però quello vero, non quello malato.
Ciò che non voglio è essere abbandonata.
Ciò che non voglio è perdere le mie splendide amiche.
Ciò che non voglio è un giorno diventare abitudinaria.
Ciò che non voglio è continuare ad innamorami solo dell’Amore che vedo negli uomini.
Ciò che non voglio è permettere agli uomini di farmi del male perché, come dice il mio regista, solo noi consentiamo agli altri di farci del male, essere dipendente da qualcuno o da qualcosa.
Ciò che non voglio è essere sempre così prepotente.
Ciò che non voglio è che Raffo sia solo un sogno.
Ciò che non voglio è prendermela con chi mi vuole bene…questo è ciò che non vorrei perché tanto resta così.
Ciò che non voglio è permettere a quel cazzo di Kindle di rubare le pagine di un libro alle persone.. il colore,l’odore, il rumore di quando le sfogli.
Ciò che non voglio è far dipendere la mia felicità dagli uomini e dalla luna.
Ciò che non voglio è continuare ad essere così poco orgogliosa,  a permetter che gli uomini mi manchino di rispetto, a vivere senza musica…la musica è tutto…se non avessi ora una certa a farmi compagnia  non riuscirei a scrivere come sto scrivendo, non voglio ingrassare, non voglio passare tutta la mia vita a Milano.
Non voglio che il mio spettacolo finisca…ogni volta…e poi invece è un attimo.
Ciò che non voglio è continuare a ricordare.
Ciò che non voglio è perdere il mio stupendo sonno che, nonostante tutto, arriva sempre e non mi permette di fare anche le notti a pensare…perché penso sempre…tre secondi fa mi hai scritto sul cellulare..sempre a chiedere perché…lo so..sempre a chiedere perché, è così…
Una volta Danio mi ha detto: “Lunette! E sii un po’ superficiale!”, forse… e ti garantisco che ora sono molto migliorata riesco molto più a vivere alla giornata…prima era impossibile.
Vorrei non essere così disordinata.. anzi no…mi piace il mio disordine!
Vorrei che questa lettera si tramutasse in un Ciò che volgio…perché in realtà sarebbe più bello!! Ma, visto che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re, Ciò che Vorrei…
Ciò che non voglio è pentirmi di aver scritto questa lettera…ma poi quando mai mi pento? Zero rimpianti nella mia vita! Tutto ciò che voglio lo faccio e tutto ciò che non voglio, lo faccio lo stesso! Istinto, pancia, zero riflessione, un fiume in piena, un treno in corsa (come mi ha definito una persona che tu conosci), una  rompicoglioni piacevole (come mi chiamava Ritina, la mia coinquilina di Roma), pacchetto Angelucci (come mi chiama Viola), border line (come mi chiama Dimitri)…io direi semplicemente una donna passionale, che vive di forti emozioni, che esagera in tutto, nel male  e nel bene, che non conosce le mezze misure, che vive solo di forti contrasti, che se è felice è molto felice e se è triste è molto triste.
Ciò che non voglio è illudermi, trovare negli altri qualcosa che vedo solo io, che sente solo il mio cuore.
Non voglio che la mia tendinite alla caviglia peggiori perché devo ballare.
Non voglio che questa lettera finisca perché vorrà dire che dovrò rileggerla e non mi va. Ma la dovrò rileggere necessariamente perchè  sarà piena di errori, lo so che l’ho già detto ma ormai l’ho riscritto e quindi non lo cancello.
Non so cancellando nulla.
Non voglio alzarmi domani presto, non voglio passare la vita ad entrare in ufficio piuttosto che in una sala prove.
Ciò che non volgio e smetter di dire cazzo in continuazione, anche se tutti me lo rinfacciano…e sti cazzi!
Non voglio perdere l’abitudine di arrivare in ufficio (finchè dovrò lavorarci) con brioche nel sacchetto, cappuccio in mano, trafelata, perché non trovavo parcheggio, e timbrare correndo all’ultimo minuto e vedere la faccia delle mie due stars (la Viola e la Nancy) sedute dritte che sono lì già da un pezzo e mi guardano ogni mattina attraverso il vetro… perché il nostro ufficio è ad acquario.
Ciò che non voglio è smettere di sorridere, di ridere, e di ammazzarmi dalle risate con i soli messaggi di watsap davanti al cellulare quando mi scrivo con Emma o con le mie amiche di Torino o con la Viola e la Nancy.
Ciò che non voglio è non avere almeno una persona a sera alla quale dire Buonanotte.
Ciò che non volgio e continuare a piangere e smetter di piangere.
Ciò che non voglio è che questa mia lettera ti annoi.
Buonanotte
 

Lunette


2 commenti:

  1. inquietanti intersezioni.
    lunè se tu sapessi quante altre cose ho ritrovato fra queste tue parole...il bianconiglio e le articolazioni sono quisquilie e pinzillacchere a confronto.magari un giorno te lo racconterò, ma solo a te

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